Titolo attribuito:
Positiones causarum della Rota romanaAltre denominazioni:
- Positiones
Tipologia:
fondoData:
1574-1591Consistenza:
bb. 124Descrizione:
Il complesso documentario conserva le Positiones causarum delle cause discusse davanti agli uditori della Sacra Rota romana negli anni 1574-1591 (124 buste). Ciascuna posizione è costituita da un fascicolo contenente le allegazioni e le difese presentate ai giudici dalle parti litiganti: la camicia coincide con il primo documento prodotto, in cui sono sintetizzati i termini della vertenza (intitolazione della causa con la diocesi di provenienza dell'attore, natura giuridica della controversia, nomi delle parti indicati da pro e contro, enunciazione del dubium introdotto da an ed esposizione dei fatti rivolta all'uditore ponente, Reverende pater); all'interno sono raccolti gli allegati (responsio facti et iuris, summarium, memoriale, restrictus iuris), tra cui memorie di fatti e di giudizi precedenti, ricorsi e copie autentiche di testimonianze, testamenti e concessioni. Sul verso della copertina compaiono il nome dell'uditore ponente, la ripetizione dell'intitolazione e annotazioni di altra mano relative alla fase di giudizio (data dell'udienza, esiti della discussione tra gli uditori, estremi della resolutio, eventuali rinvii). Sono presenti anche memorialia, atti con cui la parte soccombente chiedeva il riesame della causa, talora inseriti nei fascicoli delle posizioni, talora riuniti in buste distinte. La documentazione riguarda venti giudici, ossia tutti gli uditori in carica nel periodo, e si segnala come il nucleo più antico e organico finora noto della serie, di cui l'Archivio segreto vaticano conserva documentazione analoga solo a partire dal 1626 e in modo discontinuo.Storia archivistica:
Fino al 1720 le posizioni erano considerate parte dell'archivio privato dei singoli uditori: si formavano e si conservavano nei cosiddetti studi rotali, a disposizione di ciascun giudice, ed erano quindi esposte a spostamenti e dispersioni arbitrari, secondo le scelte del titolare e la sensibilità dei suoi aiutanti e segretari. Solo con il Decretum Rotae de asservandis Positionibus causarum del 16 febbraio 1720 gli uditori furono obbligati a consegnare all'archivio della Rota, presso la Biblioteca Alessandrina, i fascicoli delle posizioni delle cause da loro proposte.La presenza a Perugia di carte di provenienza romana si spiega con il privilegio cittadino di designare uno dei dodici uditori del tribunale e con la successione ininterrotta, dal 1552 al 1593, di quattro giuristi perugini: Giulio Oradini, Francesco Cantucci, Napoleone Comitoli e Francesco della Penna. L'ipotesi più attendibile — non documentata da fonti dirette, poiché i biografi non fanno cenno al trasferimento dell'archivio — è che il nucleo sia giunto a Perugia con Napoleone Comitoli, costretto nel 1591 alle dimissioni dall'uditorato per la nomina a vescovo della città, il quale avrebbe conservato e trasferito le proprie carte romane in quanto patrimonio giurisprudenziale utile anche alle necessità dell'apostolato. A sostegno dell'ipotesi concorrono gli estremi cronologici della serie, coincidenti con la nomina del Cantucci (1574) e con la rinuncia del Comitoli (1591), e l'individuazione, nelle annotazioni sui fascicoli e negli indici, di due sole mani di scrittura il cui avvicendamento coincide con la sostituzione dell'uditore perugino.
Le buste sono state individuate da Tiziana Biganti e Luigi Rambotti nel corso della ricognizione preliminare dei fondi giudiziari perugini, condotta prima dell'inventariazione analitica delle singole serie e resa nota nel 1991. Al momento del rinvenimento i pezzi si trovavano disordinatamente inseriti in una miscellanea di materiale archivistico proveniente dai depositi del Tribunale di Perugia; l'appartenenza a un unico fondo è stata riconosciuta grazie ai comuni caratteri esterni (condizionamento in cartone grezzo e sigla di quattro lettere in grandi caratteri gotici sul dorso, poi sciolta in Coram Reverendo Patre Domino… e riferita all'uditore ponente) e confermata, dopo l'esame della documentazione interna, dall'accertamento dell'origine romana delle carte, che ha permesso di ricondurre alla stessa serie 124 pezzi. Allo stesso intervento, curato dai medesimi archivisti, si deve il riordinamento e l'inventariazione del nucleo. Le lacune che si riscontrano nella successione degli atti di alcuni uditori sono da attribuire alla dispersione provocata dalle cattive condizioni di conservazione della serie in epoche recenti.